E per la gioia di Anien scrivo un'altro intervento su Victoria Francés

Ed ecco come inizia il terzo libro: "Gelida Luce"
La dolorosa dolce epidemiaLe fievoli luci dell'imbrunire ammantavano l'intera distesa delle profonde paludi: una luce dorata giunta quasi allenote finali, mentre in lontananza già s'intravedeva l'avvolgente placenta lunare e i suoni notturni cominciavano a sussurrare le loro melodie tra le intemperie del liquido altipiano.
Adornata a lutto, favole, spettro errante, comparve fra gli ultimi sospiri d'autunno. Il pianto incessante del suoi occhi a poco a poco si trasformò in brina...e si riusciva ad avvertire l'arrivo dell'inverno nel gelido sibilo del vento.
Di tanto in tanto, quello stesso gemito di brezza sembrava pronunciare il suo nome, come una sinfonia di fate e malinconiche ondine.
Lentamente, la luce del tramonto cominciò a morire nel fango d'acque melmose e, ai piedi di un ruscello, il fetore appestava l'ambiente nel momento stesso in cui le fanciulle dai lunghi capelli emergevano dalle misere acque.
Liberandosi dalle paludi dove il vuoto e l'odore di morte asfissiavano il canto dei rospi, apparvero a Favole le mostruose fate derelitte.

Una di loro si presentò a Favole e pronunciò il suo nome: Anna...
I suoi biondi capelli cadevano deboli e sudici e i suoi occhi, azzurri come zaffiri, studiarono con estrema attenzione la dama spettrale.
- La Dolorosa, regina di questi altipiani, mi preannunciò il tuo arrivo, Favole - sussurrò con timida voce la ninfa graziosa. - Sono anni che la sua pallida immagine nn appare piu a noi, sue figlie, ma stanotte abbiamo udito di nuovo la sua voce...ti richiama al suo fianco...nonsenza provocarne prima il risveglio, perchè il suo aspetto si purifichi dai secoli trascorsi e la sua pelle possa ritornare giovane e nivea come un tempo.
..Il corteo di malinconiche silfidi continuò le sue invocazioni mentre Anna si aprì le vene del polso con un taglio netto per spargere il suo sangue sull'umida terra..

Subito dopo baciò dolcemente i topi che correvano tra le foglie fruscianti e, mordicchiando i loro piccoli corpi, ricominciò a spandere gocce di rubino affinchè Lavernne, madre di tutte loro, potesse sbocciare come un fiore in germoglio.

--
Il suo corpo emanava un alone brillante così come le ali trasparenti che conferivano maestosità alla denominata Vergine Dolorosa.
L'incantevole regina che per secoli era stata in continua metamorfosi, ora rifulgeva come non mai, dopo essersi svegliata dal letargo nella sua bianca crisalide.
- Desidero conoscere il cammino, il vero senso della mia esistenza e la salvezza della mia anima... -
Favole, la chiave è la morte. Non c'è altra soluzione se non quella cheti concede il vero angelo nero -- sentenziò la fata albina con voce stentorea.
- Ma il mio corpo soffocò da un'eternità e il suo bacioridestò lamia anima per vagare in solitudine -- ribattè Favole -. Sono morta, il mio cuore non riprese a palpitare più -.
- La morte non ti ha mai baciato davvero e nemmenoio l'ho mai conosciuta -- continuò Lavernne -- il tuo cuore ha cessato di battere sotto le acque del mare, però la sua burrasca non ti ha mai sprofondato nella vera morte.

Ascolta il silenzio...nel mio regno non esiste la vita, però qualcosa ci unisce a lei...piccoli rispi sono morti nelle mie mani e dopo averli sepolti nel fango ho ricominciato a sentire il loro gracidare agonizzante perso in lontananza. Il coro di voci morte continua con le sue melodie, questa è la musica del mio regno, l'ultimo anelito di vita terrena...La sofferenza congela la nostra esistenza in uno stato fra la vita e lamorte. C'è chi cerca la luce per liberarsene, ma la maggior parte delle anime non trova pace e rimane impaludata per sempre, come le acque del mio regno. La morte è la fine, il silenzio eterno, il nulla...Cerca la morte e purifica la tua sofferenza. Il Necross che pende dal tuo collo brillerà quando sentirai il suo arrivo...
La fata scomparve lentamente, lasciando lo spettro errante di fronte alla superficie ghiacciata della palude.
Il silenzio era immenso...


Favole prosegui per la sua strada e si lasciò indietro il fetore della palude melmosa. Nelle profondità di quel pantano, continuava la soave epidemia e centinaia di vergini singhiozzanti morivano come tutte le notti, lasciando che i loro corpi giacessero come tante Ofelie nelle pestilenziali profondità della palude.
Nel regno edlla Vergine Dolorosa il freddo era sempre più intenso... E canti melodiosi annunciarono la morte dell'autunno.